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Il riscaldamento
globale, dovuto all'effetto serra, costituisce una
delle principali minacce di carattere ecologico
che incombono sull'umanità.
La principale autorità scientifica in tema di
riscaldamento globale è il Comitato
Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, un
gruppo di centinaia di ricercatori che include i
massimi esperti del settore.
Questo
organismo è stato creato nel 1988 dai governi
mondiali sotto l'egida dell'Organizzazione
Meteorologica Mondiale e del Programma Ambientale
delle Nazioni Unite.
I dati riportati in questo testo sono estratti dai
rapporti che l'IPCC produce con cadenza
quinquennale
La temperatura media della Terra, che negli ultimi
1000 anni era stata circa costante (con una
leggera tendenza al raffreddamento), nel corso del
XX secolo è aumentata di 0,6 gradi. Considerando
dati raccolti dal 1861 a oggi.
In conseguenza di questo riscaldamento si sono
già avute conseguenze notevoli: la copertura
nevosa è diminuita del 10% dal 1960 a oggi, si è
avuto un ritiro generalizzato dei ghiacciai e il
livello dei mari, a causa dello scioglimento dei
ghiacci polari, è cresciuto di 10-20 cm nel corso
del XX secolo.
Nonostante alcune voci dissenzienti, è ormai
assodato che la ragione del progressivo
riscaldamento del pianeta risiede nell'opera
dell'uomo.
Attraverso l'immissione nell'atmosfera di certi
gas, il principale dei quali è l'anidride
carbonica (indicata spesso con la sua formula
chimica, CO2), l'uomo ha incrementato il
cosiddetto effetto serra, un effetto già
naturalmente presente. In pratica, questi
gas-serra consentono alla radiazione solare di
raggiungere la superficie terrestre, ma ne
ostacolano parzialmente la riemissione verso lo
spazio, comportandosi proprio come i vetri di una
serra. L'opera dell'uomo sta rendendo questi
"vetri" sempre più efficaci, con le
conseguenze descritte sopra.
Oltre alla CO2, che viene prodotta in tutti i
processi di combustione, altri gas-serra sono il
metano, prodotto in grandi quantità
nell'allevamento del bestiame (gas intestinali) e
nella fermentazione delle sostanze organiche (ad
esempio quando la componente umida dei rifiuti
finisce in discarica), l'ossido nitroso (prodotto
in agricoltura in seguito all'uso intensivo di
fertilizzanti azotati, nonché nelle marmitte
catalitiche delle automobili) e vari gas usati
nell'industria, specialmente nella produzione di
frigoriferi e condizionatori. Qui ci concentriamo
sulla CO2, che è il principale responsabile del
riscaldamento indotto dall'uomo, e anche quello le
cui emissioni sono più difficili da ridurre, come
vedremo.
Attraverso l'effettuazione di trivellazioni nei
ghiacci antartici, è stato possibile ricostruire
il contenuto di CO2 nell'atmosfera e la
temperatura terrestre negli ultimi 400.000 anni.
Dai risultati si nota chiaramente l'esistenza di
una chiara correlazione tra il contenuto di CO2
nell'atmosfera e la temperatura media della Terra.
Si può anche osservare che il massimo valore di
concentrazione di CO2 raggiunto negli ultimi
400.000 anni (tralasciando l'ultimo secolo) è
stato di 300 ppm (parti per milione).
Si vede che prima della rivoluzione industriale
(intorno al 1850) la concentrazione di CO2 era
stabile, con un valore di circa 280 ppm (parti per
milione). A partire dall'inizio della rivoluzione
industriale l'uso sempre crescente di combustibili
fossili (carbone, petrolio, gas naturale) ha
portato a un incremento sempre più rapido della
concentrazione di CO2, fino a raggiungere il
valore attuale di 370 ppm. Questo valore è
maggiore dei 300 ppm citati nel paragrafo
precedente. In effetti, si tratta del valore più
elevato che si sia avuto negli ultimi 20 milioni
di anni! il cambiamento indotto dall'uomo è
avvenuto nell'arco di poco più di un secolo, e
procede a un ritmo sempre crescente. Questo ha
conseguenze gravissime per tutte le forme di La
prima, ovvia conseguenza è che fa sempre più
caldo: le estati diventano progressivamente più
torride, e gli inverni meno freddi. In media, tra
il 1950 e il 1993 le temperature minime notturne
sono aumentate di 0,2 gradi per decennio, e le
massime diurne sono aumentate di 0,1 gradi per
decennio.
Come già detto, all'aumento delle temperature si
accompagna un progressivo scioglimento dei ghiacci
polari, che causa un innalzamento dei mari, e una
progressiva riduzione dei ghiacciai montani.
In particolare, è già stato riscontrato che
animali e vegetali tendono a spostarsi
progressivamente verso nord, tentando di
"inseguire" il clima a loro più
congeniale. Questo effetto che sta portando alle
nostre latitudini animali e parassiti un tempo
assenti.
Le proiezioni dell'IPCC, che alcuni giudicano
eccessivamente prudenti, dicono che nel corso di
questo secolo, in assenza di misure atte a
contrastare l'immissione di gas-serra in
atmosfera, si avrà un innalzamento della
temperatura globale compreso tra 1,4 gradi e 5,8
gradi, e questo causerà un innalzamento dei mari
compreso tra 9 e 88 cm. Questo innalzamento
segnerà la fine per moltissime comunità
costiere, o addirittura di interi stati, la
perdita di milioni di ettari di terreno
coltivabile, e innesecherà migrazioni di massa su
una scala mai vista nella storia dell'uomo.
Oltre alle semplici conseguenze dell'innalzamento
della temperatura media, occorre poi considerare
che la presenza di una maggiore quantità di
energia nell'atmosfera innescherà fenomeni
meteorologici estremi, come uragani, inondazioni,
siccità, di proporzioni e con frequenza sempre
maggiori. Di ciò sono già avvertibili le prime
avvisaglie, come mostra anche il grafico seguente,
in cui è riportato il numero di cicloni
registrato a livello mondiale dal 1840 a oggi,
numero che risulta in crescita ad un ritmo sempre
maggiore.
LA REDAZIONE
(E.Buonaguidi)
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