Il riscaldamento globale
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GIOVEDI 18  OTTOBRE 2007

Il riscaldamento globale, dovuto all'effetto serra, costituisce una delle principali minacce di carattere ecologico che incombono sull'umanità.


La principale autorità scientifica in tema di riscaldamento globale è il Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, un gruppo di centinaia di ricercatori che include i massimi esperti del settore.

 Questo organismo è stato creato nel 1988 dai governi mondiali sotto l'egida dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale e del Programma Ambientale delle Nazioni Unite.
I dati riportati in questo testo sono estratti dai rapporti che l'IPCC produce con cadenza quinquennale


La temperatura media della Terra, che negli ultimi 1000 anni era stata circa costante (con una leggera tendenza al raffreddamento), nel corso del XX secolo è aumentata di 0,6 gradi. Considerando dati raccolti dal 1861 a oggi.


In conseguenza di questo riscaldamento si sono già avute conseguenze notevoli: la copertura nevosa è diminuita del 10% dal 1960 a oggi, si è avuto un ritiro generalizzato dei ghiacciai e il livello dei mari, a causa dello scioglimento dei ghiacci polari, è cresciuto di 10-20 cm nel corso del XX secolo.
Nonostante alcune voci dissenzienti, è ormai assodato che la ragione del progressivo riscaldamento del pianeta risiede nell'opera dell'uomo.


Attraverso l'immissione nell'atmosfera di certi gas, il principale dei quali è l'anidride carbonica (indicata spesso con la sua formula chimica, CO2), l'uomo ha incrementato il cosiddetto effetto serra, un effetto già naturalmente presente. In pratica, questi gas-serra consentono alla radiazione solare di raggiungere la superficie terrestre, ma ne ostacolano parzialmente la riemissione verso lo spazio, comportandosi proprio come i vetri di una serra. L'opera dell'uomo sta rendendo questi "vetri" sempre più efficaci, con le conseguenze descritte sopra.


Oltre alla CO2, che viene prodotta in tutti i processi di combustione, altri gas-serra sono il metano, prodotto in grandi quantità nell'allevamento del bestiame (gas intestinali) e nella fermentazione delle sostanze organiche (ad esempio quando la componente umida dei rifiuti finisce in discarica), l'ossido nitroso (prodotto in agricoltura in seguito all'uso intensivo di fertilizzanti azotati, nonché nelle marmitte catalitiche delle automobili) e vari gas usati nell'industria, specialmente nella produzione di frigoriferi e condizionatori. Qui ci concentriamo sulla CO2, che è il principale responsabile del riscaldamento indotto dall'uomo, e anche quello le cui emissioni sono più difficili da ridurre, come vedremo.
Attraverso l'effettuazione di trivellazioni nei ghiacci antartici, è stato possibile ricostruire il contenuto di CO2 nell'atmosfera e la temperatura terrestre negli ultimi 400.000 anni. Dai risultati si nota chiaramente l'esistenza di una chiara correlazione tra il contenuto di CO2 nell'atmosfera e la temperatura media della Terra. Si può anche osservare che il massimo valore di concentrazione di CO2 raggiunto negli ultimi 400.000 anni (tralasciando l'ultimo secolo) è stato di 300 ppm (parti per milione).


Si vede che prima della rivoluzione industriale (intorno al 1850) la concentrazione di CO2 era stabile, con un valore di circa 280 ppm (parti per milione). A partire dall'inizio della rivoluzione industriale l'uso sempre crescente di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale) ha portato a un incremento sempre più rapido della concentrazione di CO2, fino a raggiungere il valore attuale di 370 ppm. Questo valore è maggiore dei 300 ppm citati nel paragrafo precedente. In effetti, si tratta del valore più elevato che si sia avuto negli ultimi 20 milioni di anni! il cambiamento indotto dall'uomo è avvenuto nell'arco di poco più di un secolo, e procede a un ritmo sempre crescente. Questo ha conseguenze gravissime per tutte le forme di La prima, ovvia conseguenza è che fa sempre più caldo: le estati diventano progressivamente più torride, e gli inverni meno freddi. In media, tra il 1950 e il 1993 le temperature minime notturne sono aumentate di 0,2 gradi per decennio, e le massime diurne sono aumentate di 0,1 gradi per decennio.


Come già detto, all'aumento delle temperature si accompagna un progressivo scioglimento dei ghiacci polari, che causa un innalzamento dei mari, e una progressiva riduzione dei ghiacciai montani.
In particolare, è già stato riscontrato che animali e vegetali tendono a spostarsi progressivamente verso nord, tentando di "inseguire" il clima a loro più congeniale. Questo effetto che sta portando alle nostre latitudini animali e parassiti un tempo assenti.


Le proiezioni dell'IPCC, che alcuni giudicano eccessivamente prudenti, dicono che nel corso di questo secolo, in assenza di misure atte a contrastare l'immissione di gas-serra in atmosfera, si avrà un innalzamento della temperatura globale compreso tra 1,4 gradi e 5,8 gradi, e questo causerà un innalzamento dei mari compreso tra 9 e 88 cm. Questo innalzamento segnerà la fine per moltissime comunità costiere, o addirittura di interi stati, la perdita di milioni di ettari di terreno coltivabile, e innesecherà migrazioni di massa su una scala mai vista nella storia dell'uomo.


Oltre alle semplici conseguenze dell'innalzamento della temperatura media, occorre poi considerare che la presenza di una maggiore quantità di energia nell'atmosfera innescherà fenomeni meteorologici estremi, come uragani, inondazioni, siccità, di proporzioni e con frequenza sempre maggiori. Di ciò sono già avvertibili le prime avvisaglie, come mostra anche il grafico seguente, in cui è riportato il numero di cicloni registrato a livello mondiale dal 1840 a oggi, numero che risulta in crescita ad un ritmo sempre maggiore.
LA REDAZIONE


(E.Buonaguidi) 


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