IL Protocollo di Kyoto

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VENERDI  20  Luglio  2007  
Emissione di biossido di carbonio nell'atmosfera dal 1960 al 2000
 
  
Il Protocollo di Kyoto è un trattato internazionale riguardante il riscaldamento globale, sottoscritto nella città giapponese di Kyoto l'11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).

Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia. Il 16 febbraio 2007 si è celebrato l'anniversario del 2° anno di adesione al Protocollo di Kyoto

Il trattato prevede l'obbligo per i paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti  una misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 — considerato come anno base,  nel periodo 2008-2012

Le sostanza da ridurre, considerate nocive  per  l'ambiente  e responsabili dell'effetto serra  sono:

  • biossido di carbonio (CO2); 
  • metano (CH4);
  • protossido di azoto (N2O);
  • idrofluorocarburi (HFC);
  • perfluorocarburi (PFC);
  • esafluoro di zolfo (SF6).

Sotto sono rappresentati i paesi che piu' inquinano  in ordine decrescente con queste sostanze:

USA (36,6 %) 
 Unione Europea (15 paesi)
 Russia
 Giappone
 Canada
 Polonia 
 Bulgaria e altri paesi Est Europei
 Svizzera
 Norvegia

L'USA e L' Australia che inquinano di piu'  non hanno firmato il  protocollo

Il protocollo di Kyoto  si avvale di  molti strumenti per  cercare di ridurre queste sostanze, i principali sono:

Emission trading (commercio delle emissioni) : le foreste piantate dopo il 1990 vengono considerate depositi di carbonio, pertanto vengono riconosciuti crediti che sostituiscono i tagli alle emissioni. 

I progetti per sfruttare energie rinnovabili ( solare, eolico, biomasse), o miglioramenti degli attuali sistemi di generazione dell' energia, possono anch'essi essere riconosciuti come crediti

Un meccanismo interessante, e' quello   che prevede di acquistare o vendere permessi di emissione, per ridistribuire nel modo più economico fra i vari Paesi e fra imprese le quote di emissione concordate.

Clean Development Mechanism (CDM): consente ai paesi industrializzati e ad economia in transizione di realizzare progetti nei paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas-serra e di sviluppo economico e sociale dei Paesi ospiti e nello stesso tempo generino crediti di emissione per i Paesi che promuovono gli interventi.


Joint Implementation (JI): consente ai paesi industrializzati e ad economia in transizione di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas-serra in un altro paese dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti derivanti, congiuntamente con il paese ospite.

Critiche e dubbi

Apprezziamo sicuramente  la buona volonta' dei paesi che finalmente sono riusciti a sedersi ad un tavolo e discutere dei problemi ambientali della nostra terra.

La critica fondamentale riguarda pero'  l' efficacia dell' accordo, perfino una piena implementazione del Protocollo avrebbe un impatto limitato, nonostante i costi elevati.

I meccanismi di controllo, abbastanza complessi e onerosi,  che spaziano dal campo scientifico a quello economico e sociale. Saranno efficaci ?  Siamo sicuri che condurranno ad  una  vera riduzione dei gas serra ? Nel senso che   potrebbero essere utilizzati  solo come procedure burocratiche, per permettere certificazioni false e non in grado di essere utilizzati veramente come strumenti di riduzione dei gas.

Ci domandiamo: che ruolo avranno gli Stati Uniti? E i grandi paesi in via di sviluppo, come la Cina, l’India e il Brasile? 

E l’Italia, cosa sta facendo per promuovere i suoi crediti?  Cosa succederà nel 2012, ci sarà un Kyoto 2?

(A.Santagostini)


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