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Spesso
si sente parlare di cicli climatici, molti sono gli studiosi che si
sono occupati di questo argomento, molti sono coloro che non credono a
questa ricorrenza di eventi, altri ne fanno un vero e proprio culto.
Ma quali sono i metodi usati per arrivare a tracciare la storia di un
ciclo climatico? Tali ricerche si sviluppano essenzialmente in due
fasi, ovvero la messa a punto di modelli di scenario climatico, il
secondo la ricostruzione del clima del passato.
Il
primo metodo consiste nel fare delle simulazioni di come sarà il
clima nel prossimo futuro, utilizzando i vari modelli matematici, si
procede inizialmente con la riproduzione del clima attuale, delle
precipitazioni, delle temperature, campi di pressione, tipi e
traiettorie delle perturbazioni. La seconda fase si usa lo stesso
criterio per simulare quale sarà il clima del futuro, e quindi di
nuovo piogge, temperature, perturbazioni ecc. qualora il bilancio del
pianeta venga modificato dalla variazione della concentrazione dei gas
serra. La terza fase, consiste nello studiare gli impatti di questo
clima nel futuro sugli ecosistemi e sull’ambiente come il livello
del mare, la struttura dei ghiacciai ecc.
Per
ricostruire il clima del passato, bisognerà ricorrere a due tipi di
prove: prove di campo e prove documentate. Le prime si basano su dati
naturali che vengono raccolti da ricercatori di fisica, chimica e
biologia, le seconde si basano su libri, antiche cronache, archivi
pubblici e privati, ecc.
Ma
quali sono i risultati di tale studio? Abbiamo dei risultati di
indubbio fondamento, o dati approssimativi su cui stilare delle
conclusioni quanto meno azzardate? Il ciclo climatico più noto è
quello segnalato da Brückner, secondo cui si avrebbe ogni 35 anni un
gruppo di annate piovose e fredde seguite da annate calde e secche; un
altro ciclo proposto per l'Europa è quello in cui s'individua, ogni
11 anni, un gruppo di inverni molto rigidi. Ma quello senz’altro più
affascinante e curioso è il
famoso ciclo degli inverni rigidissimi,
stando al quale ogni 300 anni l’Europa si troverebbe di fronte ad
inverni “epocali”
L’ultima fase
riconducibile a tale evento risale al lontano 1709, quindi se dobbiamo
prendere in seria considerazione questo scadenziario, ci troveremmo in
prossimità di una nuova fase fredda. Ma la domanda che pongo a tutti
voi e questa: dobbiamo credere fino in fondo a questi eventi ciclici,
oppure i cambiamenti climatici da 300 anni ad oggi sono stati tali da
rendere improponibile tale ipotesi?
Personalmente ho molte perplessità in merito, esse si basano
essenzialmente su due elementi, la prima è che l'esistenza dei cicli
climatici non è ancora stata sufficientemente dimostrata; fino a oggi
essi sono stati individuati con sicurezza solo su estensioni limitate,
la seconda è data dalle modifiche che il clima da 300 anni ad oggi,
ha subito per colpa dell’uomo, in primis l’effetto serra,
in un contesto in cui la Terra registra continui aumenti di
temperatura, ed i dati sono comprovati da innumerevoli studi, mi pare
del tutto improponibile un ripetersi dell’evento, questo è il mio
parere, poi, ovviamente, la natura deciderà da sola il percorso da seguire,
fortunatamente….
(E.Buonaguidi)
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