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20 Dicembre
Trionfo di "Cindia" sull'America "Non può dettare le regole (da repubblica)


COPENAGHEN
- Le ragioni della vittoria politica di "Cindia" al vertice sul cambiamento climatico? Il responsabile Onu per l'ambiente Yvo de Boer le riassume così: "In India 400 milioni di persone vivono senza accesso alla corrente elettrica. Come gli dici di spegnere una lampadina che non hanno?" È ciò che il premier indiano Manmohan Singh aveva in mente quando ha detto: "Ogni accordo sul clima deve considerare i bisogni di crescita delle nazioni in via di sviluppo". Se a qualcosa è servito Copenaghen, forse è proprio questo. Mai più l'Occidente potrà dettare tempi e regole per far fronte all'emergenza ambientale, ignorando che il saccheggio dell'ambiente visto dai paesi emergenti è anzitutto un lascito nostro.

"Tutto il mondo dovrebbe essere felice per i risultati del vertice", ha detto raggiante Xie Zhenhua, il capodelegazione cinese, nel riprendere l'aereo per Pechino. La sua esultanza non lasciava dubbi sull'esito. "Noi cinesi - ha aggiunto Xie - abbiamo preservato il nostro interesse nazionale e la nostra sovranità". Non è proprio così che Barack Obama ha cercato di vendere agli americani l'accordo finale. Un punto qualificante dell'intesa raggiunta in extremis è la concessione cinese che gli impegni a ridurre le emissioni di CO2 andranno verificati nella trasparenza, con un monitoraggio internazionale. Ma quanto la Cina sarà davvero aperta a forme di ispezioni straniere, alla fine lo decideranno a Pechino, valutando di volta in volta i propri interessi.

Se ci fosse bisogno di una conferma del successo politico di Pechino e Delhi, l'ha data un autorevole consigliere di Obama rivelando i retroscena del vertice ai giornalisti di ritorno a Washington sull'Air Force One. Le ultime ore convulse di trattative per salvare Copenaghen dal fiasco totale, Obama le ha passate a rincorrere il premier cinese ("Datemi il primo ministro Wen, dov'è finito Wen?"). Wen si nascondeva in albergo. E a negoziare con il presidente degli Stati Uniti mandava un sottosegretario agli Esteri. In quanto a Singh, la delegazione Usa è stata presa dal panico quando a vertice ancora aperto è giunto l'annuncio: "Gli indiani sono già all'aeroporto, hanno deciso che non serve rimanere e stanno imbarcando sull'aereo di Stato per tornare a casa". Alla fine Obama ha dovuto, letteralmente, imbucarsi a una riunione in cui nessuno lo aveva invitato: un meeting tra i dirigenti di Cina, India, Brasile e Sudafrica, cioè il nuovo gruppo "Basic". Obama aveva capito che se voleva salvare una parvenza di risultato al vertice, le cose si decidevano lì dentro.

E' uno choc per due aree del mondo che avrebbero potuto contare molto di più: l'Unione europea e il Giappone, spesso all'avanguardia nelle normative sull'ambiente, ma ininfluenti a Copenaghen. Mai Obama ha cercato una sponda con loro. Dando prova di senso tattico, il presidente americano ha "marcato" solo i giocatori che contavano. Perché la chiave dei nuovi equilibri politici mondiali, è nella capacità di Cina e India di giocare su due sponde. Sono superpotenze economiche in competizione con l'Occidente (anche nella quantità di gas carbonici). Al tempo stesso conservano la capacità di rappresentare paesi emergenti ben più poveri di loro.

Un esempio è proprio la difesa che la Repubblica Popolare ha fatto della propria sovranità nazionale, contro la "trasparenza". Perché questa campagna cinese ha trovato comprensione in molti paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina? In parte perché si tratta di governi-clienti di Pechino, avvinghiati in robuste reti di relazioni commerciali, finanziarie, militari. Ma c'è una ragione più nobile, l'ha spiegata il presidente brasiliano Lula da Silva: "L'Occidente deve stare attento alle interferenze. Quando i cinesi si battono contro le ingerenze, ad altri paesi in via di sviluppo vengono in mente i tempi in cui mandavate i vostri diktat attraverso il Fondo monetario e la Banca mondiale".

Mark Levine, scienziato ambientalista al Lawrence Berkeley National Laboratory, che in qualità di esperto ha accompagnato Barack Obama sia in Cina che a Copenaghen, è convinto che i leader di Pechino non sottovalutino affatto i danni del cambiamento climatico: "Stanno investendo molto nelle energie alternative. E sull'auto elettrica, vogliono arrivare prima loro di noi. Ma al tempo stesso vogliono affermare il principio che su questo terreno non tocca a noi dare lezioni".

Clima, pronta una bozza di accordo
Oggi l'incontro fra Obama e Jiabao

18 Dicembre 2009
 
COPENAGHEN - "Clima positivo" e tante ore di lavoro notturno per cercare con tenacia un accordo sulle misure da prendere per frenare il riscaldamento del pianeta. Negoziati ad oltranza a Copenaghen dove il vertice dell'Onu sul clima è arrivato veramente in dirittura d'arrivo con l'arrivo dei leader. In attesa dell'entrata in scena di Barack Obama, prevista per questa mattina, i capi di Stato e di governo si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a negoziare sul serio, anche attraverso una girandola di colloqui bilaterali che arriveranno al culmine oggi con gli incontri che il presidente americano avrà - qui a Copenaghen - con il premier cinese Wen Jiabao, con il presidente russo Dmitri Medvedev e brasiliano Ignacio Lula da Silva.

Convocato anche un extra-vertice notturno in una corsa contro il tempo, anche se molti pensano che sarà necessario prolungare il vertice di un altro giorno. In tarda notte l'annuncio del premier danese, Lars Rasmussen, che la riunione sta dando i suoi frutti e che è pronta una nuova bozza di accordo che sarà presentata questa mattina alle otto ai leader. Nel documento che sarà all'attenzione dei leader ci sarebbero l'impegno a ridurre le emissioni di gas inquinanti per mantenere l'aumento delle temperature sotto i due gradi e l'obiettivo di finanziare a lungo termine i Paesi in via di sviluppo con 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020.

"E' stata una riunione utile e fruttuosa", ha osservato Rasmussen confermando che gli sherpa lavoreranno tutta la notte per fare "ulteriori progressi". La svolta che ha ridato fiato al negoziato è comunque ancora una volta "made in Usa" anche se gli europei hanno spinto al massimo per un risultato alto. Obama si è fatto precedere a sorpresa dal segretario di Stato Hillary Clinton che ieri mattina ha sparso a piene mani fiducia accompagnando le dichiarazioni di buona volontà con una apertura forte: gli Stati Uniti accettano di partecipare al fondo di aiuti per i Paesi in via di sviluppo per 100 miliardi di dollari entro il 2020.

Resta in piedi l'incognita Cina che ieri ha mostrato un eccesso di tattica: prima ha gettato nel panico i negoziatori delle Nazioni Unite facendo sapere che un accordo era "impossibile"; quindi, attraverso una dichiarazione del premier cinese Wen Jiabao, ha chiesto un "accordo equilibrato, giusto e ragionevole".
Intanto oggi, forse non a caso, è trapelato uno studio shock delle Nazioni Unite che dice a chiare lettere che se si firmasse un accordo alle condizioni attuali il Pianeta rimarrebbe a rischio catastrofe. Secondo questo un documento confidenziale, le offerte di riduzione delle emissioni di Co2 sul tavolo dei negoziati, porterebbero ad un aumento medio delle temperature mondiali di tre gradi rispetto all'obiettivo dei 2 gradi. Tradotto: 170 milioni di persone in più soffrirebbero per le inondazioni e 550 milioni in più rischierebbero la fame.

 

"Climategate", la difesa degli scienziati  7 Dicembre 2009 

Il premio nobel Rajendra Pachauri, presidente del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), ha respinto i tentativi di screditare il lavoro degli scienziati Ipcc sul clima intervenendo in merito al cosiddetto 'climagate' sulle mail "rubate" in base alle quali gli scienziati avrebbero "corretto" in peggio i dati sul cambiamento climatico. Pachauri ha parlato di un tentativo di screditare un lavoro "trasparente e obiettivo" svolto su più di 21 anni con dati provenienti da tutto il pianeta e registrati da tantissimi organismi scientifici indipendenti. Pachauri ha quindi richiamato all' azione targando il vertice come "storico" e ha ricordato la responsabilità della comunità globale.

 

  A Copenaghen il vertice sul clima
"Il mondo ci guarda, diamogli speranza" 7 Dicembre 2009

Si sono aperti nella capitale danese i lavori della quindicesima conferenza Onu sui cambiamenti climatici (Cop15). "Nei prossimi giorni Copenaghen sarà Hopenaghen", ha detto il premier danese Rasmussen aprendo i lavori. Un summit che vede per la prima volta la presenza di 103 tra premier e capi di stato. Usa, India e Cina insieme a Brasile e Sudafrica saranno i protagonisti di queste due settimane. Il presidente Usa Barack Obama ha annunciato la sua partecipazione alla chiusura dei lavori, quando si prenderanno le decisioni finali

 

30 Novembre 

VERSO COPENAGHEN

Bozza, entro il 2050
emissioni giù del 50%

Il testo preparato dal governo danese per la conferenza che si terrà dal 7 al 18 dicembre. L'80% del taglio sarebbe a carico dei Paesi ricchi. Nessun impegno concreto per il 2020

  di ANTONIO CIANCIULLO (articolo tratto da Repubblica)

< Emissioni serra globali dimezzate rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, con l'80 per cento del taglio a carico dei paesi industrializzati. E' questo il passaggio centrale dal punto di vista dei numeri della bozza di accordo preparata dalla presidenza danese per la conferenza delle Nazioni Unite a Copenaghen. Ed è molto probabile che questi numeri verranno confermati dal summit Onu che si aprirà il 7 dicembre per due ottime ragioni. La prima è che l'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica è chiesto con insistenza dalla comunità scientifica: i climatologi in maniera sempre più pressante invocano la fuoriuscita dall'era del petrolio che ha avvelenato l'atmosfera. La seconda è che il 2050 è sufficientemente lontano da non far paura a nessuno: se il traguardo verrà mancato sarà difficile chiedere conto del fallimento a chi lo ha deciso oggi.

Cruciale è invece la definizione dell'obiettivo al 2020. Decidere il profilo energetico del mondo tra dieci anni vuol dire lanciare un messaggio forte e immediato al mondo della produzione: non solo a chi fornisce elettricità, ma a chi costruisce case, a chi organizza i trasporti, a chi tratta i rifiuti, a chi coltiva. Per ottenere un taglio al 2020 bisogna partire subito. E' questo il nodo da sciogliere.

Infatti la bozza su questo punto contiene un'ambiguità su cui si giocherà la partita di Copenaghen. Da una parte indica il 2020 come l'anno in cui le emissioni serra dovranno raggiungere il picco per poi declinare, cioè l'anno in cui le misure del buon governo energetico dovranno aver già dato i loro frutti. Dall'altra non c'è un numero che contenga un impegno cogente da raggiungere entro il 2020. Sarà possibile arrivare a una svolta energetica radicale in 10 anni in via del tutto spontanea, senza firmare impegni? Per di più mentre la gran parte dei finanziamenti pubblici continua a incoraggiare lo sfruttamento dei combustibili fossili invece che lo sviluppo delle fonti rinnovabili?

E' evidente che le probabilità di un riassetto virtuoso in queste condizioni sono minime. Per evitare il collasso del clima che conosciamo occorre applicare il semplice principio del chi inquina paga, cioè cominciare a rendere onerose le emissioni serra. Il principio è largamente condiviso. I tempi e i modi no.

Determinante sarà perciò il successo della proposta avanzata dal primo ministro danese: raggiungere un'intesa per tagli obbligatori per ogni Paese al 2020 da rendere legalmente vincolante nella conferenza Onu sul clima che si terrà a fine 2010. In questo modo si darebbero 12 mesi di tempo ai Paesi che hanno bisogno di varare leggi nazionali per il raggiungimento dell'obiettivo (ad esempio gli Stati Uniti) ma si lancerebbe lo stesso un segnale chiaro alle industrie

20 Novembre 2009  Hacked E-mail Fuel Global Warming Debate

Dopo la notizia "bomba" di un' intrusione nei server del CRU, da parte di Hackers, nella quale sono state messe online e  pubblicate  migliaia di email private intercorse  tra ricercatori del centro di ricerca, gli scettici del riscaldamento globale, sostengono che i contenuti delle email, indicano chiaramente una manipolazione dei dati a favore dei ricercatori che sostengono il riscaldamento globale.

Qui sotto riportiamo uno stralcio delle email e il commento degli interessati tratto e tradotto  da un articolo di una rivista Treath Level 

(Redazione)

Il dibattito on-line sulla scienza del riscaldamento globale si è interrotto dopo  che  hacker sconosciuti hanno fatto irruzione nella server e-mail  di  un prominente,  centro di ricerca Britannico CRU, rubando più di un migliaio di e-mail  sulla ricerca del riscaldamento globale, pubblicandoli onine.

I messaggi sottratti, secondo gli  scettici del riscaldamento globale,  provano  che gli scienziati hanno manipolato  dei dati per adattarsi alla teoria del riscaldamento globale, ma i ricercatori sostengono che  le e-mail vengono prese fuori dal loro  contesto originario

Il Climate Research Unit presso l'Università di East Anglia è uno dei centri del Regno Unito sul  clima,  ed è stato un grande fautore della posizione che il riscaldamento globale è reale e ha cause umane. 

Il centro ha confermato  la violazione con una  dichiarazione:

"Siamo consapevoli che le informazioni da un server in una zona dell'università è stato messo a disposizione sui siti web pubblici," la dichiarazione prosegue: "Siamo estremamente preoccupati che le informazioni personali sui singoli siano state compromesse. A causa del volume di queste informazioni al momento non siamo in grado di confermare quanto parte di questo materiale è autentico ".

I documenti sottratti comprendono più di 1.000 e-mail e più di 3.000 documenti, alcuni contenenti codice. 

Sono stati inviati in forma anonima a un server FTP in Russia. L'hacker quindi inviato un link al file di 61 MB di dati sul blog Air Vent.

Il messaggio degli hacker che hanno accompagnato la pubblicazione dei documenti sottratti dice: "Riteniamo che la scienza del clima è, nella situazione attuale, troppo importante per essere taciuta. Con il presente comunicato  inviamo una selezione casuale della  corrispondenza, il codice e documenti ".

Le e-mail, che coprono un decennio di corrispondenza,  hanno attirato l' attenzione tra i blogger e sostengono, leggendole che gli scienziati  sono responsabili della manipolazione dei dati a favore dell'ipotesi sul riscaldamento globale. I blogger mettono  in evidenza una dichiarazione di una e-mail da Phil Jones, direttore del centro di ricerca:

"Ho appena completato il trucco Mike's Nature di aggiungere nel Temps reale per ogni serie per gli ultimi 20 anni (cioè dal 1981 in poi) e dal 1961 per Keith per nascondere il declino.

Il commento si riferisce a Michael Mann, director of the Earth System Science Center presso la Pennsylvania State University. 

Mann ha detto a Threat Level,  il trucco  si riferisce ad una soluzione per la visualizzazione dei dati che lui e altri  hanno utilizzato  in un documento che ha pubblicato per aggirare un problema nel modo in cui i dati di temperatura  sono tradizionalmente visualizzati. La soluzione consente una migliore visualizzazione e la comprensione dei dati.

Un'altra e-mail da Jones, datata lo scorso anno con l'oggetto "IPCC e FOI" è una richiesta di Michael Mann, che chiede di eliminare alcune e-mail. I Blogger sostengono che Jones stava cercando di distruggere i dati che erano stati richiesti in base al Freedom of Information Act.

Jones non era disponibile per un commento,. Mann ha detto Threat Level, che non ha mai eliminato ogni e-mail e di non conoscere il contesto in cui Jones ha presentato la richiesta.

I Blogger sostengono che una e-mail da Kevin Trenberth, capo della sezione di analisi del clima al Centro Nazionale per le Ricerche Atmosferiche di Boulder, in Colorado, suggerisce che la realtà contraddice le affermazioni scientifiche sul riscaldamento globale:

dice: "Beh io ho un mio articolo  e dico: "dove diavolo è il riscaldamento globale?" Noi vediamo che qui a Boulder, dove abbiamo battuto tutti i record degli ultimi due giorni per i giorni più freddi su record. Abbiamo avuto 4 centimetri di neve. La massima degli ultimi 2 giorni è stata al di sotto 30F ..

Il fatto è che non si può spiegare la mancanza di riscaldamento per il momento, ed è una parodia che non possiamo. 

CERES i dati pubblicati nel Supplemento BAMS August 09 su 2008 mostra che  ci dovrebbe essere ancora di più  riscaldamento: ma i dati sono sicuramente sbagliati. Il nostro sistema di osservazione è insufficiente."

Ma Trenberth, che ha riconosciuto l'e-mail , sostiene che e' vero ma, non legge l'articolo citato in essa. Tale articolo --Un imperativo per i cambiamenti climatici Planning (. pdf) - dice in realtà che il riscaldamento globale sta continuando, nonostante le variazioni di temperatura casuale che sembrerebbe suggerire il contrario.

"Si dice che non dispongono di un adeguato sistema di osservazione per tenere traccia, ma ci sono tutti gli altri tipi di segni, a parte la temperatura globale media - sono compresi  lo scioglimento dei ghiacci marini artici e il livello del mare e un sacco di altri indicatori -  pertanto il riscaldamento globale continua.

Gavin Schmidt, ricercatore presso NASA Goddard Institute for Space Studies, dice l'e-mail non offrono alcuna accusa schiacciante dei ricercatori del clima, e che le informazioni  nei blogger provengono da una lettura  fatta fuori dal contesto.

"Non c'è niente nella e-mail che dimostra che il riscaldamento globale è una bufala", ha detto Threat Level. "Non c'è alcun finanziamento da parte di gruppi illegali. Non c'è politica in nessuna di queste cose, nessuno dal [Nazioni Unite] dire alla gente cosa fare. Non c'è niente di nascosto, nessuna manipolazione.

"Sono solo gli scienziati  che parlano  di scienza, e stanno parlando apertamente  con persone in privato e-mail in genere sono più libere con i loro pensieri di quello che sarebbe stato in un forum pubblico.. "

Trenberth concorda.

"Se andate a leggere tutte queste e-mail, sarete sorpresi dell l'integrità di questi scienziati", dice. "La cosa più spiacevole di questo è che le persone possono scegliere dal ciliegio e prendere le cose fuori dal contesto".

Questo post è stato aggiornato con le osservazioni del Climate Research Unit e Michael Mann.