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Doppio flare solare: continua l’intensa attività della nostra stella

Il Sole spara due lampi e l’aria sopra la Terra cambia faccia. A volte nasce un’aurora, altre volte spariscono segnali. È il cielo che parla.

La prima cosa succede quasi subito, in pochi minuti. La luce del Sole arriva qui e va a bussare alla parte alta dell’atmosfera. Non si vede niente, ma lassù qualcosa cambia davvero.

Doppio Flare Solare: Continua l’Intensa Attività della Nostra Stella e le Sue Ripercussioni sulla Ionosfera Terrestre

Prima dello spettacolo delle aurore, succede una scossa. Le particelle si agitano, gli elettroni aumentano, l’aria rarefatta si carica. È come se qualcuno girasse una manopola invisibile.

Quando il lampo solare è forte, flare di classe M o X, il lato illuminato della Terra reagisce di colpo. La ionosfera diventa più “piena” per le onde radio e alcune frequenze smettono di passare.

In pratica, le onde corte possono sparire per minuti, a volte per quasi un’ora. È il blackout radio: niente misteri, solo fisica che fa il suo lavoro. Nel 2017 un flare potentissimo ha causato interruzioni su larga scala per circa un’ora.

Se il Sole insiste e arriva un secondo colpo, l’aria è già “preparata” e più sensibile. L’assorbimento aumenta, le frequenze diventano instabili, i segnali rimbalzano male.

Navi, aerei e reti operative devono adattarsi in fretta. Si cambia canale, si riduce potenza, si aspetta la finestra giusta. Non è dramma, è gestione.

La parte che arriva dopo e le conseguenze

A volte il vero effetto arriva più tardi, dopo ore o giorni. Se insieme al flare parte anche una CME, una nube di plasma, l’impatto può presentarsi da circa 15 ore fino a 3 giorni, in base alla velocità.

Qui serve cautela: i dati possono essere in validazione e non sempre ci sono numeri certi subito. Il Sole non manda notifiche e la conferma richiede osservazioni coerenti nel tempo.

Quando l’impatto diventa più ampio, cambiano i segnali che usiamo ogni giorno. Il contenuto elettronico dell’atmosfera varia e i sistemi GNSS/GPS possono perdere precisione.

Gli errori possono salire di alcuni metri, e in casi estremi anche oltre. In zone equatoriali e alle alte latitudini il segnale può tremare e diventare intermittente, con fastidi reali per chi lavora “al centimetro”.

Se la tempesta geomagnetica è forte, entra in gioco anche la rete elettrica. Le correnti indotte si monitorano, i sistemi sensibili si proteggono, i protocolli si attivano.

Anche i satelliti possono “sentire” l’evento, con più resistenza e più drag. Le orbite decadono un po’ più del previsto e la gestione diventa più attenta. Nel maggio 2024 una tempesta G5 ha portato aurore a latitudini insolite e disturbi su più servizi.

Per le persone a terra, il rischio diretto resta trascurabile. Per i sistemi tecnici, invece, conta la prudenza: non è ansia, è routine operativa.

Io, quando arrivano due lampi, penso a una marea che sale due volte senza aspettare la luna. La ionosfera si scalda, si muove, si riallinea.

A volte lascia un’aurora, altre volte lascia solo qualche bit perso nel rumore. Non è minaccia e non è carezza: è un promemoria che il cielo, anche quando sembra vuoto, sta lavorando.

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