La temperatura su cui impostare i termosifoni deve tenere conto anche del problema della muffa. Ecco i valori da rispettare per rispettare la propria salute e la casa.
L’Italia è suddivisa in sei zone climatiche. Si va dalla zona A, che è la più calda, che comprende le zone più a Sud come Lampedusa, alla zona F, come alcuni Comuni in provincia di Bolzano o Sondrio. Ogni zona ha un calendario preciso per l’accensione dei termosifoni. Nulla di improvvisato. C’è una normativa chiara, fissata dal DPR 74/2013, e ci sono dei valori che si aggiornano ogni anno.
Per affrontare l’inverno 2025-2026, la zona A accenderà i termosifoni dal primo dicembre 2025 al 15 marzo 2026 per massimo sei ore al giorno. Il primo dicembre è anche la data dell’accensione per la zona B. Cambia però il termine, fissato al 31 marzo, e le ore di attività, che sono otto. La fascia C, può accendere i termosifoni dal 15 novembre fino al 31 marzo, per dieci ore ogni giorno.
Nella zona D, si parte il primo novembre e si va avanti fino al 15 aprile per dodici ore. Per la zona E, i termosifoni si riscalderanno già il 15 ottobre e fino al 15 aprile, per quattordici ore. Nella fredda zona F, non ci sono limitazioni: il termosifone si può accendere sempre.
La legge impone pure una temperatura massima di 20 °C, con una tolleranza di un paio di gradi, a scendere e salire. Anche in questo caso non è un valore a caso. Il limite si basa su studi termofisiologici. Con questa temperatura si garantisce comfort senza eccessi. Tepore senza sprechi energetici e senza il pericolo di causare problemi respiratori a chi abita gli ambienti riscaldati. Secondo la scienza, a 22 °C il corpo umano è in equilibrio termico. Oltre, il calore diventa superfluo. E il consumo energetico aumenta in modo pericoloso, per l’ambiente, per il portafoglio e per la salute umana.
Per non avere problemi e sprechi conviene poi darsi da fare con un minimo di manutenzione. Prima che arrivi il giorno dell’accensione dei termosifoni bisognerebbe pulire i caloriferi e sfiatarli. Bisognerebbe altresì controllare la caldaia. Un termosifone sporco può perdere fino al 30% della sua capacità di irraggiamento. Questi consigli di buon senso sono dettati sotto forma di regole. Per l’attuale normativa, chi supera le temperature o accende i radiatori fuori orario può pure essere sanzionato.
Uno pensa: e come mi scoprono? I controlli vengono effettuati a campione o su segnalazione. E riguardano pure la manutenzione obbligatoria degli impianti. Rispettare i limiti conviene anche per non rovinare la propria casa e per non ammalarsi. Per esempio: impostare una temperatura sbagliata ai termosifoni può favorire la formazione di muffa.
Avere la muffa in casa è antiestetico e pericoloso. Il rischio è biologico, chimico e architettonico. Nelle giornate più fredde, si è tentati da alzare il termostato a 23 o 24 °C. Ma così facendo il microclima domestico si altera. Una temperatura troppo alta e costante, soprattutto se combinata con scarsa ventilazione, crea un ambiente umido e stagnante. Il vapore acqueo prodotto dai fornelli, dalle docce e dalla respirazione non riesce a disperdersi. Condensandosi sulle superfici fredde come muri, angoli e vetri, crea la muffa.
Le muffe in casa sono pericolose per le persone fragili, per gli anziani e i bambini. Bisognerebbe poi preoccuparsi di abitare in ambienti con umidità relativa tra il 40% e il 60%. A temperature superiori ai 20 o 21 °C, l’aria trattiene più vapore, ma se non viene ricambiata, condensa. Ed è così che le pareti si anneriscono e ci si ammala.
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