Il cielo cambia umore a vista d’occhio. Questa è una settimana che chiede attenzione, sangue freddo e un po’ di pazienza.
Un vortice molto profondo a Sud della Sicilia tiene agganciato il maltempo sul Centro-Sud. Lo conferma Giulio Betti, climatologo e ricercatore del CNR. La sua lettura aiuta a mettere ordine tra immagini e mappe: piogge intense, venti tesi, pause brevi. E un rischio concreto di criticità a terra.
In Calabria lo si è visto subito. Martedì, nel Cosentino, gli allagamenti hanno creato disagi diffusi. La lunga scia di rovesci non si è ancora spenta. I fenomeni restano attivi almeno fino a giovedì, con fasi anche forti dove ha già piovuto molto. E quando il terreno è saturo, basta poco per riaccendere le emergenze.
Le aree più esposte sono chiare: Calabria, Basilicata, Puglia e tratti della Sicilia orientale. Piogge e temporali raggiungono anche Abruzzo, Molise e parte delle Marche, ma con minore insistenza. Giovedì i rovesci si concentrano lungo il Medio Adriatico, dal Molise in giù, e sui versanti ionici e adriatici del Sud peninsulare. Qui il rischio idrogeologico resta alto: frane locali, smottamenti, difficoltà sulla viabilità.
C’è un dettaglio che racconta il paradosso di questa stagione. L’estrema siccità degli ultimi anni al Sud si è allentata in un mese e mezzo di piogge abbondanti. Una buona notizia, sì. Ma se l’acqua arriva tutta insieme, il prezzo è fatto di nubifragi, fiumi in piena, campagne allagate. Lo vediamo nelle foto che girano in chat: cortili trasformati in vasche, trattori fermi, panni ritirati in fretta sotto i portici.
Il mare, più caldo della norma dopo due settimane molto miti di marzo, alimenta i sistemi perturbati. Non serve il gergo tecnico: un mare caldo è benzina per i temporali. E il vortice a Sud la usa con efficacia. Il risultato sono precipitazioni più intense e organizzate, specie dove i rilievi incanalano i flussi umidi.
Sulle Alpi la scena è diversa ma non meno delicata. Le ultime perturbazioni hanno accumulato oltre un metro e mezzo di neve in alcune zone, soprattutto sulle Alpi occidentali. Il nodo è l’altalena termica: oggi si registra un calo con neve di nuovo in Appennino a 800-1000 metri, ma giovedì al Nord è atteso un rialzo. Strati recenti e pesanti scivolano su vecchi strati indeboliti da cicli di gelo e fusione. Il rischio valanghe resta alto: gite, fuoripista e traversate richiedono valutazioni esperte e massima prudenza.
Se vi muovete, affidatevi ai bollettini ufficiali e alle allerte della Protezione Civile. Chi sta in collina o lungo versanti esposti tenga liberi i tombini, eviti i sottopassi durante i rovesci, parcheggi lontano da alvei minori. Non è allarmismo: è buon senso, specie quando i fenomeni sono già in atto.
La finestra di tregua? Venerdì potrebbe concedere un miglioramento temporaneo. Forse basterà per tirare il fiato, asciugare i pavimenti, dare un’occhiata al cielo senza stringere gli occhi. E magari chiedersi: in questa geografia d’acqua e neve, che cosa ci insegna il tempo che cambia così in fretta?
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