Un’Italia sospesa tra fiato gelido e respiro salmastro: alla vigilia dell’Epifania, l’aria cambia passo e prepara un quadro che profuma di camini accesi, strade silenziose e cieli d’acciaio pronti a sciogliersi in fiocchi.
I principali modelli numerici convergono su uno scenario coerente e poco incline ai capricci. La dinamica è semplice da dire, meno da vivere: una decisa irruzione artica spinge verso sud, mentre un’ampia depressione carica d’umidità risale dal settore iberico. Quando entrano in contatto, l’atmosfera reagisce in modo netto.

Le simulazioni indicano la nascita di un minimo sul Tirreno. Questo minimo tende a muoversi verso le regioni centrali, innescando maltempo diffuso. La finestra temporale più critica coincide con la Befana e con un secondo impulso tra 5 e 6 gennaio, che darebbe profondità alla saccatura verso il Mediterraneo.
Le temperature in calo sono il segnale più chiaro. L’aria fredda scivola oltre le Alpi e ingloba gran parte del Centro-Nord. In quota l’isoterma di zero gradi si spinge ampiamente a sud, un indizio concreto per trasformare la pioggia in fiocchi quando la precipitazione è organizzata.
Cosa dicono i modelli: la posizione del minimo resta il tassello decisivo. Uno scarto di poche decine di chilometri può cambiare molto: fase della precipitazione, intensità, durata. Al momento, gli scenari più probabili concentrano fenomeni importanti sulle regioni centrali, sull’Emilia-Romagna e sulla Campania (qui soprattutto piogge, con rischio di rovesci intensi e mareggiate). I venti girano rapidi: richiamo di scirocco in prefrontale, poi irruzione di tramontana e bora sul lato adriatico.
Dove e quando può nevicare
Con questo assetto, la neve può spingersi a quote molto basse, fino a vere nevicate in pianura a nord della linea Grosseto–Terni–Ancona. Scenario invernale per le pianure del Nord e per l’interno del Centro, con fioccate possibili anche vicino al livello del mare nei settori più esposti e durante i rovesci più intensi. A sud di questa linea, il quadro resta perturbato ma più mite: piogge, temporali locali, neve in montagna.
Esempi concreti aiutano a farsi un’idea: pianure emiliane e aree interne di Toscana, Umbria e Marche possono vedere fiocchi omogenei, specie con precipitazioni ben organizzate; i litorali tirrenici centrali risultano più incerti, per il respiro marino che addolcisce l’aria. Dove il freddo entra per primo, anche colline basse e fondovalle hanno chance superiori.
Capitolo affidabilità. L’impianto generale è robusto e coerente, ma non tutti i dettagli sono “chiusi”. Manca ancora la conferma sulla traiettoria del minimo e sui tempi esatti del secondo passaggio. Lo diciamo chiaramente: non ci sono dati certi sulle quantità di neve al suolo. È prudente considerare possibili disagi alla viabilità, gelate mattutine e brevi interruzioni dei servizi nelle zone più esposte.
Forse l’immagine più vera è questa: la notte della Befana, una luce filtrata dietro le tende, il rumore ovattato del mondo fuori. Se domattina i tetti saranno bianchi, sapremo che l’inverno ha deciso di farsi sentire. E tu, cosa speri di trovare sulla finestra: una calza colma o la prima impronta fresca sulla neve?





