Il freddo estremo non vive solo nei record. Esiste in villaggi siberiani e perfino in una grande città, dove l’inverno scende sotto i -50.
Il freddo estremo ha un modo tutto suo di farsi notare. Non serve un cartello o un record in grassetto: basta l’idea di un respiro che si cristallizza, di una strada che scricchiola sotto gli scarponi, di un’aria così secca da sembrare tagliente.

Eppure i posti più freddi del mondo non sono solo un esercizio di curiosità geografica. In alcuni casi sono luoghi reali, abitati, organizzati, con una vita quotidiana che va avanti anche quando il termometro scende in territori che altrove sembrano impossibili.
Il punto più freddo in assoluto porta dritti in Antartide. Sull’altopiano orientale, dove l’altitudine è alta e il mare è lontanissimo, il gelo si amplifica e diventa quasi “puro”. I satelliti hanno rilevato valori estremi fino a circa -93 gradi. Il record misurato al suolo, invece, resta quello della Stazione Vostok: -89,2 gradi. In questi luoghi non esiste una vita civile. Esistono basi scientifiche, turni di permanenza, protocolli. Il freddo non è un dettaglio del paesaggio. È la condizione dominante.
Se si vuole capire che cosa significa convivere con il gelo, però, bisogna spostarsi in Siberia, nel cuore della Repubblica di Sacha, in Russia. Qui il freddo non è confinato a una stazione di ricerca, ma entra nelle case, nelle abitudini, nei gesti più banali.
Oymyakon viene spesso citato come il villaggio abitato più freddo del pianeta: poche centinaia di residenti e una minima registrata di -67,7 gradi. In inverno le auto restano accese per ore per non congelare, i tubi e le condutture si adattano al permafrost, e la vita quotidiana assume contorni che altrove sembrerebbero fantascienza.
Poco distante c’è Verkhoyansk, altro nome simbolico quando si parla di gelo. Qui colpisce l’intensità, ma anche la durata. L’inverno è lungo, ostinato, e il termometro resta sotto certe soglie per settimane. La particolarità è l’escursione termica: nello stesso luogo si può passare da un inverno rigidissimo a un’estate sorprendentemente calda, con valori che possono superare i 30 gradi. È uno degli esempi più netti di quanto un clima continentale possa essere estremo.
Yakutsk, il centro abitato più freddo del mondo
La vera sorpresa, però, è che tra i posti più freddi del mondo c’è anche una città grande. Non un villaggio sperduto, non una base scientifica, ma una realtà urbana con università, teatri, uffici e traffico. È Yakutsk, oltre 300mila abitanti, spesso indicata come la città più fredda del pianeta. In inverno la temperatura media si aggira intorno ai -40 gradi, con punte sotto i -50.
Gli edifici sono costruiti su pilastri per non alterare il permafrost, molte condutture sono esterne, e l’aria secca rende il freddo ancora più aggressivo. Eppure Yakutsk funziona. Ogni giorno.
Anche la Groenlandia entra di diritto in questa geografia del gelo. Nell’interno dell’isola, lontano dalle coste, si scende regolarmente sotto i -60 gradi. Non ci sono grandi centri abitati, ma distese di ghiaccio e basi di ricerca dove il freddo non fa notizia perché è semplicemente la norma. È un gelo diverso da quello siberiano: meno “umano”, più silenzioso, più continuo.
Questi luoghi raccontano una cosa semplice: il freddo estremo non è solo un limite fisico, ma un ambiente che cambia tutto, dal modo di costruire al modo di muoversi, fino alla psicologia di chi ci vive. E sapere che esiste una città da 300mila abitanti dove l’inverno scende sotto i -50 gradi ridimensiona inevitabilmente anche il nostro concetto di “giornata fredda”.





