Un respiro lungo, poi il colpo di coda: l’Inverno rialza la testa proprio quando pensavamo di averlo salutato. Il cielo si fa terso e tagliente, l’aria pizzica la pelle, i tetti sembrano in attesa. Da nord-est arriva un segnale netto: sta per tornare il vero freddo.
I principali modelli meteo indicano un cambio di passo a metà febbraio. Un nucleo di aria gelida scivolerà dal nord-est del continente, poi verso il centro Europa. L’onda fredda potrebbe fare breccia anche sul Mediterraneo centrale. L’ondata di freddo non parte da noi, ma ci sfiora e può prenderci in pieno se il disegno barico si incastra.
Le proiezioni segnalano temperature sotto la media su ampie zone d’Europa, con scarti fino a 2–4 °C rispetto alla 1991–2020 nelle aree più esposte. Sull’Italia il calo può essere marcato soprattutto al Nord e al Centro, con aria più secca e venti orientali in rinforzo, tra Bora e grecale. I dettagli locali restano in aggiornamento, ma lo scenario è coerente da più corse d’insieme.
Se l’ingresso freddo riuscirà a insistere, la quota neve potrebbe scendere in fretta. Parliamo di collina per molti settori interni: dorsale appenninica, rilievi del Centro, Prealpi. In alcune fasi, rovesci brevi ma intensi possono sorprendere pianure vicine ai rilievi, specie con rovesci convettivi e aria molto asciutta. Non è una promessa, è una possibilità concreta quando il gelo resta a portata di mano.
In stratosfera e in troposfera si osserva un Vortice in riassetto: diversi meteorologi discutono di Vortice Polare “spostato” (displacement), altri intravedono un possibile “split”. Per chi vive a quote balcone: se il vortice si decentra o si divide, l’Europa può ricevere più freddo continentale. Non sempre, non ovunque, ma il cancello si apre.
L’Inverno non è ai titoli di coda. Tra fine febbraio e la prima metà di marzo, alcune mappe stagionali europee mantengono un segnale freddo anche sul Mediterraneo. Non è un verdetto, è un’indicazione statistica. Se l’Anticiclone prende possesso del bacino, l’atmosfera vira su giornate miti, luce lunga, sbadigli. Se invece non chiude la porta a est, i ritorni invernali restano possibili e a tratti bruschi.
Esempi concreti? Ingresso di aria secca con minime sottozero nelle pianure interne del Nord e nelle conche del Centro. Giornate limpide, vento teso, percezione più bassa della reale temperatura. Episodi di neve in collina quando una modesta perturbazione incrocia il cuscino freddo. Sono scenari già visti in annate recenti e documentati dalle serie climatiche italiane: febbraio e marzo non hanno perso il vizio di sorprendere.
Mi piace pensare a quelle mattine in cui il finestrino dell’auto diventa una lastra e il respiro fa nuvole. La città rallenta un attimo, i colli si imbiancano, il mare si increspa sotto il grecale. Non c’è nostalgia, c’è attenzione. Portiamo con noi due idee semplici: preparazione pratica (strade, abiti, riscaldamenti) e mente elastica. Perché il tempo, più che obbedire ai nostri desideri, segue i suoi equilibri. E se domani, aprendo la finestra, l’aria pungesse davvero, sapremo riconoscerla: è l’ultima firma dell’Inverno, o solo la penultima?
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