Scopri come una piccola cometa vicina al Sole ci offre una chiave di lettura del massimo solare
Una scia di polvere lambisce il Sole mentre il suo respiro si fa più profondo. Il cielo non urla, ma vibra: impulsi, lampi, scosse magnetiche. In mezzo, una cometa minuta che attraversa il fragore stellare e ci offre, senza saperlo, una chiave di lettura del massimo solare.

Siamo nel cuore del ciclo solare. Le regioni attive si moltiplicano. I brillamenti si susseguono con ritmo serrato. A maggio 2024 abbiamo visto tempeste di livello G5 e un indice Kp portato al limite. Il vento interplanetario ha toccato velocità oltre 800 km/s. Non è un’anomalia isolata: fa parte di un massimo che si è rivelato più vivace del previsto.
Il Sole al massimo
I dati in banda X dei satelliti GOES mostrano picchi di classe X con cadenza ravvicinata. Le emissioni di massa coronale (CME) hanno raggiunto velocità superiori a 2.000 km/s in più di un episodio recente. Quando queste nubi magnetizzate colpiscono la magnetosfera terrestre, le tempeste geomagnetiche si accendono. Il risultato è visibile anche a latitudini insolite: archi di aurora in città che non sono abituate a guardare il Nord come una tenda di luce.
In giorni così, controllare le mappe di SDO e le triangolazioni di SOHO e STEREO diventa un gesto quasi quotidiano. Io lo faccio per abitudine. Non per allarme, ma per curiosità: il Sole, quando accelera, racconta sempre qualcosa di nuovo.
La cometa come sonda naturale
Il punto centrale però non è solo l’energia del Sole. È l’arrivo di una piccola cometa radente nei pressi della corona, una di quelle scoperte in sequenza dagli strumenti di SOHO. Al momento non disponiamo di misure certe su dimensioni e rotazione dell’oggetto; la maggior parte di questi nuclei ha pochi centinaia di metri e spesso si frammenta prima o subito dopo il perielio. Questa, anche se minuscola, è preziosa.
Perché? La chioma ionizzata diventa un pennello che traccia il campo magnetico solare. Gli ioni della coda si allineano, accelerano, si piegano. È una geometria viva, leggibile. In passato abbiamo visto quanto sia eloquente: nel 2007 un CME strappò la coda della cometa Encke, e le immagini STEREO furono un manuale di fisica dello spazio a cielo aperto. Eventi simili mostrano come il vento solare e le discontinuità di campo lavorino in tempo reale su materia fragile ma altamente sensibile.
Nel picco del ciclo solare, una cometa così diventa una sonda naturale. Non influisce sui brillamenti (nessuna evidenza supporta un nesso causale), ma ci aiuta a mappare la struttura del plasma. Se Parker Solar Probe intercetta le increspature nate dalle stesse regioni attive, e SOHO osserva il destino della coda, uniamo i puntini. Ricaviamo densità, direzione del campo, gradienti di velocità. Otteniamo contesto, che è la moneta più rara nei giorni di attività estrema.
Ci sono limiti. La fotometria vicino al Sole è difficile, le stime di massa hanno ampi margini, e la frammentazione può confondere le tracce. Lo segnalo perché certezza e onestà devono camminare insieme al fascino. Ma anche con queste cautele, il valore diagnostico resta alto.
Mi piace pensare alla scena come a un esperimento naturale: il Sole orchestra, la cometa ascolta, noi traduciamo. In notti calme, dopo una giornata di allerta spaziale, rivedo le sequenze: loop coronali che si aprono, una coda che vibra, un fronte d’urto che attraversa lo spazio come una mareggiata. Quanto ancora possiamo imparare leggendo questi segni, prima che la polvere si dissolva e il massimo scivoli verso il declino?





